I campi di gioco - la storia
«Questa Giunta Municipale nelle sua adunanza del 6 Gennaio 1892 autorizza il Sig. Sindaco e fa pratiche coll’Autorità Militare per la cessione in uso del campo militare fuori porta S. Francesco da convertire in ippodromo». Queste poche righe firmate dal sindaco Amos Bernini, costituiscono la prima pietra sul quale sarà edificato lo stadio in cui tuttora gioca il Rovigo. L’impianto nasce come ippodromo, voluto da Enrico Fornasari, ufficiale idraulico di Castelmassa con la passione delle corse di trotto. Inaugurato in occasione della fiera d’ottobre del 1893, è presto attrezzato per le gare di calcio per dar modo a Francesco Gabrielli di sperimentare le regole di questa nuova disciplina che in Italia sta muovendo i primi passi. Dotato di due tribune di legno (scomparse con la I guerra mondiale, ma riedificate in seguito), al suo interno viene pure realizzato un velodromo, per bici e moto, con le curve rialzate. E’ su questo terreno che la squadra facente capo la Federazione Sportiva Rodigina gioca le prime amichevoli dal 1909 sino allo scoppio della Grande guerra. Dopo il conflitto, il campo dell’ippodromo viene abbandonato. Dal 1919 la Pro Rovigo (nata sulle ceneri della FS Rodigina) si trasferisce sul terreno del tiro a segno, ubicato lungo il rettilineo che porta a Boara (oggi viale Porta Adige) e disposto parallelamente all’argine destro del Ceresolo. Inaugurato ufficialmente il 23 maggio 1920, il campo ha vita breve, essendogli preferito quello realizzato tra le vie Pascoli e Curiel, allora rispettivamente via Pellizzara e Crocetta. Il nuovo campo sportivo apre i battenti il 26 settembre 1920, è dotato di una tribuna coperta e tra le sue mura la Pro Rovigo gioca il campionato di Promozione 1920-21. L’impianto, per motivi non noti, non è più utilizzato anche per l’inattività della Pro rimpiazzata nel 1922 dalla Rhodigium Sport. Nel gennaio del 1924 si porta alla ribalta la necessità di dotare la città di un campo sportivo adatto alla pratica di tutte le discipline, calcio compreso. La scelta non poteva che cadere sull’ippodromo. La zona in cui sorge, allora via Capitello, presto sarà inglobata nel centro, vista l’espansione della città; è raggiungibile in dieci minuti a piedi, ma non si esclude neppure la realizzazione di una linea tramviaria che ne agevoli i collegamenti. Il progetto, realizzabile grazie ai sussidi per la costruzione di impianti sportivi, prevede un campo per il football e una pista di atletica, tribune smontabili in legno o fisse in cemento. Sull’argomento si ritorna il 21 settembre 1925 con l’approvazione di uno «studio per la realizzazione e l’esercizio di un impianto sportivo» presentato solo nove giorni più tardi dai signori Casazza, Chiavegatti e Pavanello. Il tutto resta lettera morta nonostante si continui a ritenere inadeguato il campo della Commenda anche perché il pallone finisce spesso in acqua e per il suo recupero non si possono assoldare dei barcaioli! Per campo della Commenda si ritiene si volesse indicare non quello del tiro a segno, ma quello che sorgeva nell’area oggi occupata da piazza Cervi, anch’esso rasentato da un corso d’acqua, lo scolo Rezinella (oggi tombinato), e sul quale si gioca sicuramente al calcio dal 1925 al 1927. Con la costituzione in maniera stabile del Gruppo sportivo fascista, avvenuta nel 1927, la situazione finalmente si sblocca. Nel mese di settembre è ancora una volta indicato l’ippodromo come ambiente ideale per creare il campo sportivo e il 30 ottobre avviene l’inaugurazione del primo stralcio dei lavori. Non ci sono tribune, recinzione (eretta nell’autunno del 1928), spogliatoi, ma la critica è positivamente impressionata da quanto realizzato. Presenti il Commissario Sportivo cav. dott. Leati e il Comandante Legione Avanguardisti cav. Belloni, dopo il discorso del cav. Leati, avviene il battesimo del campo del “Littorio” con la sig. Zamboni che spacca la tradizionale bottiglia di champagne contro il palo di una porta. La manifestazione ha il suo epilogo con un incontro amichevole tra la squadra del GSF Rovigo e quella riserve del Padova che si impone con un tennisto 6-1 davanti a circa 70 spettatori che garantiscono un introito di circa 200 lire. Nell’estate del 1928 l’area è ceduta al comune dal demanio militare e, visto quanto prescritto dalla legge n° 1580 del 21 giugno 1928 circa l’obbligatorietà per ogni capoluogo di disporre di un campo sportivo, si pianificano gli interventi per dare compimento al progetto definitivo. Il 9 aprile 1929 sono appaltati i lavori che, realizzati con la sovvenzione della Cassa di Risparmio, prevedono la costruzione di una tribuna coperta in muratura, di una piccola tribuna presumibilmente di legno, dei box per i cavalli, nonché locali e servizi (mancano ancora spogliatoi e docce!) inerenti alle varie manifestazioni. Il 20 gennaio 1930, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, è finalmente collaudata la tribuna (manca la copertura al pari della piccola tribuna di legno) da 1.500 posti che da circa tre mesi giace inutilizzata, se non da dirigenti e autorità, allo stadio. Ignorando lo stato sconnesso dell’area circostante il rettangolo di gioco, che quando piove si trasforma in un vero e proprio acquitrino, il Podestà, l’ingegnere capo del Genio Civile e i suoi colleghi dell’Ufficio Tecnico comunale, deliberano che il pubblico possa dunque avere accesso alle gradinate. Restando in tema è singolare come nel 1935 sia prevista, ma mai realizzata, un tribuna in cemento da 800 posti trasportabile tramite rulli a seconda della disciplina in atto! Dopo la seconda guerra mondiale, caduto il fascismo, lo stadio muta la sua denominazione da “Littorio” a “Comunale” o “Tre Martiri”, dal nuovo nome della via sul quale si affaccia. Tra vari disagi, dovuti alla convivenza con il rugby e, soprattutto, con l’ippica -le stalle dei cavalli sono ubicate proprio sotto le gradinate- trascorrono gli anni ’50 e buona parte del decennio successivo. Poi, uno dopo l’altro, tutti i problemi trovano risoluzione: nel corso della stagione 66-67 la palla ovale si trasferisce nel nuovo impianto di viale Alfieri, l’11 febbraio 1968, dopo 38 anni di inutili richieste, trova compimento la copertura della tribuna, mentre, nel 1971, lo stadio assume una decorosa sistemazione con lo sgombero dei cavalli e la costruzione di una gradinata per 2.240 spettatori. Il “Tre Martiri” raggiunge così la capienza complessiva di 3.740 posti, prato escluso, giacché dietro le porte e davanti alla tribuna coperta c’è poi parecchio spazio che, all’occorrenza, potrebbe accogliere molti spettatori il cui numero è opportunamente da quantificare e omologare. Quando, nel 1979, è installato l’impianto di illuminazione, lo stadio è ormai obsoleto, urge una nuova tribuna. Approvato il progetto nel 1985, i lavori iniziano nel luglio del 1986 e il 18 ottobre dell’anno seguente il manufatto è già a disposizione dei tifosi. I posti a sedere sono 2.579 (di cui 468 con poltroncina), tutti al coperto, per una capienza complessiva dell’impianto che sale a 4.819 spettatori, aumentata a 5.335 considerando che la nuova tribuna ha una “supercapienza” di 3.095 posti. Nel 1995 si rende finalmente merito alla figura di Francesco Gabrielli e all’antesignano del football rodigino e nazionale viene intitolato l’impianto. Alla presenza del pronipote Arnolfo Giovannelli, il 26 febbraio viene scoperta la targa ricordo dell’avvenimento sulla quale si legge: “A Francesco Gabrielli (1 VIII 1857-19 III 1899) maestro di calcio, a Rovigo per l’Italia”. La gradinata sud, nel frattempo, accusa il peso degli anni e nel 1996 è dichiarata inagibile con la conseguente riduzione della capienza ai soli posti della tribuna coperta, destinati a perdere otto unità nel 2000 per far posto alla prima cabina stampa, ultimata per il campionato 2001-02. Per uniformare lo stadio a quanto richiesto dalla Federazione (tifoserie separate) e per dare la possibilità al tifoso di avere a disposizione almeno un’alternativa alla tribuna coperta, nel 2003, demolita la vecchia gradinata, al suo posto sono erette a tempo di record due tribune separate per un totale di 692 posti, equamente divisi e tutti a sedere, inaugurate il 9 febbraio in concomitanza del big-match con il Ravenna. Il “Gabrielli”, omologato per 3.263 posti, è finalmente degno di chiamarsi stadio disponendo di un buon fondo erboso, ampio parcheggio, discreta viabilità limitrofa (è a ridosso della tangenziale est della città), bar e della già citata cabina stampa. Nell’estate 2006, a seguito della promozione del Rovigo in Serie C/2 lo stadio subisce un nuovo maquillage al fine di adeguarlo agli impianti teatro di incontri professionistici. Gli interventi principali riguardano il rifacimento della recinzione del terreno di gioco, l’installazione di un tunnel a soffietto tra spogliatoi e campo e l’ampliamento della tribuna stampa con la conseguente rimozione di altre 18 poltroncine per una capienza omologata ora a 3.245 spettatori tutti a sedere, 442 su poltroncina, 2.553 al coperto. L’unica nota stonata è rappresentata dall’impianto di illuminazione il cui stato di degrado non consente la disputa di incontri in notturna. Nel luglio del 2008 iniziano ad ogni modo i lavori per eliminare tale lacuna in concerto con compagnie di telefonia mobile, disponibili a sostenere parte della spesa in cambio dell’uso dei tralicci. Vicino alla realizzazione è anche il recupero della vecchia tribuna la quale, restaurata ed opportunamente adeguata sarà a disposizione dell’Archivio di Stato.
tratto ed adattato da "1893-2006 oltre un secolo di calcio a Rovigo" di Stefano Casalicchio e Carlo Fontanelli - Geo Edizioni