Le origini del calcio a Rovigo
Rovigo è stata una delle prime città italiane in cui si è giocato a football. Il pioniere nostrano e nazionale dello sport importato dall’Inghilterra è Francesco Gabrielli che, dalla natia Bologna, giunge a Rovigo nel 1876 chiamato dall’assessore alla pubblica istruzione Giovan Battista Casalini per ricoprire in un primo momento la carica di maestro elementare e successivamente quella di insegnante di ginnastica, prima nelle elementari e poi alle scuole secondarie superiori. Gabrielli è un personaggio di spicco nel panorama sportivo dell’epoca, conosciuto e apprezzato in gran parte d'Europa, specie in Germania, Svizzera, Austria, del rango di Pierre De Coubertin e Konrad Koch. A Rovigo diviene direttore della Società Rodigina di Ginnastica Unione e Forza, sodalizio fondato nel 1874. Fin dal 1893 sperimenta e studia il gioco del calcio introducendolo nelle scuole dove insegna e lo propone, nella serata del 28 aprile, al consiglio direttivo della S.R.G. Unione e Forza come nuovo sport da inserire nei programmi di attività. Allestisce in città una squadra per propagandare il nuovo verbo calcistico, al quale toglie ogni retaggio rugbistico, contribuendo a chiarire definitivamente la differenza tra Soccer e Rugby. L’attività del Gabrielli si espande. Il 18 settembre 1895 guida la S.R.G. Unione e Forza di Rovigo contro la Società Udinese di Ginnastica e Scherma nella prima partita di calcio documentata giocata a Roma, un evento di prima grandezza di scena al velodromo di via Isonzo presenti il Re, la Regina e 20.000 spettatori. Il maestro organizza innumerevoli concorsi di giochi sotto l’egida della Federazione Ginnastica tra i quali spicca quello di Treviso del 1896, in cui promuove e dirige il primo campionato italiano di calcio, vinto dall’Udinese. Pubblica diversi manuali; da ricordare: Giochi ginnastici raccolti e descritti per le scuole e per il popolo, opuscolo uscito nel 1895 con una seconda edizione datata 1914, e Il gioco del calcio o Football Association edito nel 1896 con una seconda edizione stampata l’anno dopo dalla locale tipografia Minelli. Proprio in questa sede Gabrielli fa giungere i palloni di cuoio spediti dalla ditta Deffs et Helle di Braunschweig. Una volta gonfiati, questi, oltre ad essere distribuiti alle squadre propaganda, sono inviati alla volta di Milano, Bologna, Roma. Rovigo, dunque, in quegli anni assurge a un ruolo di spicco nell’importazione del calcio in Italia. La prematura morte di Gabrielli, avvenuta nel 1899 quando l'insegnante non aveva ancora compiuto 42 anni, funge purtroppo da freno allo sviluppo dell’iniziativa portata avanti con tanta passione. Nel capoluogo polesano si continua a giocare al calcio in maniera sporadica ed occasionale, come ad esempio nel 1909 quando la Società Sportiva Studentesca, fondata l’anno prima, per la sua "prima competizione" si confronta con una "squadra ferrarese che da circa due anni partecipa a gare", prendendo poi parte ad una sorta di torneo, che si svolge in maggio al campo dell’Ippodromo, assieme alle società sportive di Padova, Ferrara e Venezia. La disciplina, tuttavia, non trova stabilmente il giusto spazio all’interno di una società sportiva. Almeno sino al 1913, quando nell’ambito della Federazione Sportiva Rodigina (istituita il 4 aprile 1912 dalla S.S. Studentesca) compare la sezione football. La squadra gioca alcune amichevoli fino al 1914, mentre nel 1916 compare l’Associazione Calcio Rovigo: potrebbe trattarsi di una nuova società della quale le cronache non riportano la fondazione, oppure della stessa sezione calcio della F.S. Rodigina resasi indipendente. Ferma ogni attività nel biennio successivo, si torna a parlare di calcio nel 1919, all’indomani del primo conflitto mondiale. Già il 2 febbraio, al caffè Lodi, in piazza Vittorio Emanuele II, ha luogo l’assemblea dei soci dell’A.C. Rovigo, il 30 marzo si ritrova la F.S. Rodigina, a maggio l’U.S. Rodigina procede alle votazioni per il consiglio direttivo. Tutti i sodalizi sono alle prese con problemi di natura finanziaria ed organizzativa. Prende corpo l’idea di una fusione. Dopo varie assemblee, individuali e collegiali, i club, invitati dal direttore sportivo della F.S. Rodigina Manlio Pasotto, si ritrovano martedì 10 giugno presso i locali della Camera si Commercio. Nasce la Pro Rovigo, "associazione con lo scopo di promuovere ogni manifestazione, in qualunque campo, che possa riuscire vantaggiosa alla vita cittadina" e al quale giunge subito la benedizione della carta stampata ("alla Pro Rovigo continuatrice delle passate tradizioni mandiamo il nostro plauso e il nostro augurio"). Sabato 14 viene poi approvato lo statuto ed eletto il direttivo, mentre il lunedì trova composizione l’ufficio di presidenza. Il nuovo sodalizio riunisce nel suo seno, subito A.C. Rovigo e F.S. Rodigina, dal 1920 U.S. Rodigina (ricostituitasi poi nel 1921) e Società Incremento Vita Cittadina, con l’associazione che prende quindi a chiamarsi S.I.V.C. Pro Rovigo. Subito dopo la nascita, la Pro si stacca dalla F.I.G.C. e costituisce il Comitato regionale veneto assieme a Padova, Vicenza, Treviso, Virtus, Volontari, Venezia e Petrarca. Il nuovo organismo, ratificato a Padova il 26 luglio 1919 e che fissa la sede a Venezia, nasce da una protesta delle società venete che, ad ogni modo, rientra in tempi brevi. La squadra dà inizio ad una lunga serie di amichevoli disputate tra il 1919 e il 1920. Nel 1921 è finalmente pronta per disputare un campionato ufficiale organizzato dalla Federazione Italiana Gioco Calcio. Per l’annata sportiva 1920-21 il team biancostellato è iscritto al girone B di Promozione, una sorta di Serie B odierna. L’undici rodigino non sfigura ma, una volta preclusa la possibilità di partecipare ai gironi finali, è ritirato dalla competizione onde non sprecare inutilmente il poco denaro disponibile. Attanagliata dai debiti, la sezione calcio della Pro il 24 ottobre 1921 è radiata dalla F.I.G.C. In città, ad ogni modo, il calcio diviene uno sport assai praticato. Fanno la loro comparsa società minori come il F.B.C. Serenissima (gioca in modo saltuario dal 1920 al 1926), il F.C. Ardita (1920 e 1921), l’A.C. Intrepida e l’ U.S. Studentesca (1921), nonché la Libertas F.B.C. (1922). Nel frattempo, la Pro Rovigo naviga in cattive acque. Il 29 agosto 1922, quattro quinti dei suoi soci fondano il Rhodigium Sport che, però, gioca al calcio soltanto nel 1923 disputando la Coppa Finzi. Il 1924 trascorre senza che a Rovigo si giochi al calcio. Gli sportivi si lamentano, ma l’esiguità del numero di soci che sostengono le società fanno sì che i soldi a disposizione siano pochi; "per organizzare gare (specie di football) e per i premi ci vogliono tanti soldi: c’è da rimetterci" conclude laconicamente il direttore sportivo del Rhodigium. Il club nel 1925 è ancora costituito ma privo della sezione calcio, sport che a Rovigo viene praticato dalla Serenissima e dalle formazioni degli Avanguardisti facenti capo all’Opera Nazionale Balilla. Nello stesso anno c’è un timido tentativo di ripresa con la rifondazione dell’A.C. Intrepida e la costituzione della S.S. Pro Rovigo, società che non disputano incontri, verosimilmente assorbite dall’organizzazione sportiva fascista. Nel 1926 il calcio rodigino gioca ormai esclusivamente in maglia nera. I tempi per disporre di una squadra in pianta stabile sono quasi maturi, anche la stampa la invoca: "Si costituisca, quindi, definitivamente, l’A.C. Rovigo e si affidi ad un trainer capace e rigoroso i giovani foot-ballers destinati a difendere i colori della nostra città". Nel 1927, in Italia, i campionati organizzati dalla F.I.G.C., sono ormai cinque: Divisione nazionale (odierna Serie A), 1., 2., 3. e 4. Divisione. Rovigo, dopo l’exploit del 1921, risulta assente dai tornei federali. Per sbloccare l’imbarazzante situazione interviene la linea politica del tempo, "orientata" a favorire la cura della cultura fisica, e le conseguenti tassative disposizioni emanate dal Governo. In gennaio viene costituito il Gruppo Sportivo Fascista, mentre a fine settembre l’onorevole Enzo Casalini, da tempo vicino alle vicende politiche e sportive della città, costituisce in seno al Gruppo medesimo la Società sportiva per la pratica delle varie discipline. Importantissima la seduta autunnale, tenutasi presso la Casa del Fascio al n° 1 di via Mazzini, nel corso della quale l’onorevole Casalini individua nell’area dell’ippodromo demaniale l’ambiente ideale ove creare l’impianto sportivo. Rispetto a gennaio, oltre ad essere mutate alcune cariche societarie, si registrano dei cambiamenti nell’ambito delle sezioni per le varie discipline: sono ancora presenti quelle per il calcio, l’atletica e la scherma, non si ha più traccia di podismo, ciclismo, motociclismo, nuoto e pugilato, mentre le novità riguardano ippica e gioco delle bocce. Le adesioni al sodalizio sono libere e vengono raccolte, tutti i giorni dalle 18.00 alle 19.30, presso la sede collocata tra le mura della Casa del Fascio; le quote per l’associazione e per un mese sono rispettivamente di £. 5 e £. 3. Il primo atto del nuovo direttivo è costituito dall’iscrizione della squadra di calcio al campionato di 3. Divisione versando alla F.I.G.C. le 75 lire richieste. La rincorsa è finita: Rovigo ha finalmente una squadra di calcio che la rappresenta. La sua data di fondazione, dal punto di vista prettamente agonistico, è oggi cosa arbitraria: l’autorevole Almanacco Panini ha optato in un primo momento per il 1893, tempo della comparsa del calcio in città, poi per il 1913, anno in cui il foot-ball entra per la prima volta tra le sezioni di una società; l’attuale società riconosce, invece, il primo torneo del 1920, anno della partecipazione della Pro Rovigo, tuttavia fondata nel 1919, al campionato di Promozione. Di certo ed inconfutabile c’è che da quel lontano 1927, il Rovigo non è mancato ad un solo campionato organizzato dalla F.I.G.C., guadagnandosi dal C.O.N.I. l’ambita onorificenza della Stella d’argento al merito sportivo, ottenuta il 16 maggio 1991.